I maggiori contribuenti del fisco: “I manager italiani ( in servizio e in quiescenza)”

Roma, 27 settembre 2018

Cari Colleghi Dirigenti, in servizio e in quiescenza

Il 18 settembre scorso è stata presentata al CNEL la quinta indagine conoscitiva Irpef, riferita ai redditi 2016 delle persone fisiche, elaborata dal prof. Alberto Brambilla, Presidente di Itinerari Previdenziali, sostenuta da CIDA, la Confederazione dei manager e delle alte professionalità, che annovera FIDIA fra i soci fondatori.

Gli atti del convegno e gli elaborati sono a vostra disposizione con la presente.

In Italia sono in attività poco più di 800mila manager fra dirigenti e quadri apicali, ai quali si aggiunge quasi un milione di manager pensionati.

Tutte queste persone, un milione e 800mila, nel 2016 hanno versato circa 50 miliardi di tassazione IRPEF su un totale di 163,4 miliardi di gettito nazionale.

Quindi il 3% della popolazione costituita da manager ha versato circa il 30% dell’imposta, rendendo palese l’incongruenza di un fisco sempre più concentrato sui percettori di reddito fisso, lavoratori dipendenti e pensionati, mentre cresce l’area dell’evasione e dell’elusione fiscale.

Potremo più correttamente definire i manager italiani “contributori d’oro”, piuttosto che “pensionati d’oro” i manager in quiescenza.

L’indagine porta anche in evidenza due macroscopici aspetti : da una parte l’eccessiva pressione fiscale sui redditi medio-alti, l’evasione e l’elusione fiscale, il proliferare di detrazioni e agevolazioni fiscali, dall’altra le difficoltà di reperire le risorse necessarie a mantenere gli attuali livelli di welfare. Se non si troveranno le risorse necessarie in modo tempestivo ed organico, ha affermato Giorgio Ambrogioni, Presidente CIDA, aprendo i lavori del convegno, presto non si sarà più in grado di finanziare l’assistenza sociale, con gravi ripercussioni sulla qualità della vita.

Un recente studio dell’Università Cà Foscari che ha analizzato i dati delle dichiarazioni dei redditi e la relativa evasione, ha stimato una perdita di gettito superiore ai 38 miliardi l’anno: ben più di quanto, faticosamente, stanno tentando di mettere insieme al ministero dell’Economia per la manovra di fine anno.

Le concitate cronache economiche di questi giorni non inducono all’ottimismo. La tassa piatta (flat tax) resta per noi un obiettivo forse lontano nel tempo, ma per il quale vale la pena lavorare e costruirne da subito il percorso. Le ultime notizie la vedrebbero sostanzialmente circoscritta ad alcune categorie professionali, partite Iva e Pmi.

Di cifre il rapporto di Itinerari previdenziali ne fornisce numerose. Se si considerano gli scaglioni di reddito più elevati, dai 55mila euro lordi fino ai 300mila euro lordi, si scopre che il 4,36% dei contribuenti paga il 36,5% di tutta l’IRPEF. E paga per tutto l’arco della vita, sia quella lavorativa che quella da pensionato, finanziando con le proprie risorse tutto il welfare, anche di chi non ha versato mai né imposte né contributi.

Il rapporto di itinerari Previdenziali ci dimostra che il sistema è al limite, perché non riusciamo più a sostenere il sistema delle prestazioni sociali né, tantomeno, a reperire le risorse necessarie agli investimenti e allo sviluppo del Paese.

Noi, da parte nostra, non possiamo non denunciare l’ennesimo tentativo di drenare risorse dalle pensioni medio-alte verso le casse dello Stato, che, per dare una veste di legittimità ad un provvedimento palesemente iniquo, si è inventato lo slogan delle pensioni d’oro.

Il 90 % di quelle che vengono chiamate pensioni d’oro sono legate al lavoro. Se oggi guardiamo chi sono i veri ricchi, i lavoratori sono molto pochi. I redditi d’oro non prendono la forma delle pensioni, se non in pochissimi casi, e non sono certo quelle che si aggirano attorno ai 4mila euro al mese. Le pensioni da lavoro vanno rispettate come si deve rispettare il lavoro che le ha generate e che le sta generando.

Va da sé che il provvedimento che è in discussione in questi giorni alla Camera vede la nostra decisa contrarietà poiché le penalizzazioni previste intaccherebbero la certezza del diritto.

Su questi temi CIDA, con FIDIA e le altre Federazioni aderenti, ha chiesto al governo un confronto approfondito, sereno, non ideologico, con lo scopo di dimostrare che siamo una parte sociale che fa del senso di responsabilità uno dei suoi valori di riferimento.

Ma per essere credibili e far sentire forte la nostra voce dobbiamo incrementare la rappresentatività della categoria, nella convinzione che solo con una più estesa partecipazione dei manager in servizio e in quiescenza potremo ottenere ascolto e meglio difendere i diritti acquisiti.

Mi rivolgo quindi a tutti i dirigenti delle imprese assicuratrici, per i quali il 2 luglio scorso abbiamo rinnovato il contratto di lavoro con ANIA, affinché ci sostengano iscrivendosi ad una delle nostre Associazioni territoriali. Le iscrizioni per il 2019 sono aperte e per ogni informazione ci si potrà rivolgere alle segreterie delle Associazioni i cui riferimenti sono sul sito www.fidia.info

Cordiali saluti.