Verso il 2020, ma la musica non cambia

Cari Colleghi Dirigenti

Nel corso dell’estate abbiamo avuto modo di seguire le vicende del governo cosiddetto “ del cambiamento” e ora che il 66mo governo della repubblica si è insediato, senza entrare nel merito, siamo a chiederci se fosse stato meglio andare a votare o meno. Per quanto ci riguarda ci rapportiamo con ogni governo sui fatti che questo produce, con la speranza che risponda alle aspettative del paese e con esse a quelle della nostra categoria.

E’ stata da poco approvata  la nota di aggiornamento al documento di economia e finanza (Nadef 2019) ed è naturale chiederci: questa manovra di bilancio riduce o aumenta la tassazione? Che i pareri siano contrastanti è naturale. La maggioranza tende ad avallare la tesi di una riduzione, l’opposizione ne denuncia il contrario.

Del resto i piani interpretativi dell’ultima legge di bilancio sono molteplici e certo non aiuta il fatto che nei 119 articoli, che la compongono, vi siano ben 139 disposizioni che impattano sul piano fiscale. Resta solo da vedere quale sarà il prodotto finito, dopo i circa 4.500 emendamenti a cui andranno soggetti in parlamento quei 119 articoli di partenza, di cui quasi la metà presentati dalle stesse forze di maggioranza.

Una buona notizia è la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia dell’IVA per il 2020 e la loro riduzione per il biennio 2021-2022, sfruttando i margini di flessibilità concessi dall’Unione Europea.

Accogliamo con favore gli intenti per ridurre il carico fiscale sul lavoro, il rafforzamento delle politiche a favore della disoccupazione e l’annunciata lotta all’evasione.

Ci preoccupa tuttavia che anche nel 2020  avremo una legge di bilancio in deficit  e che metà  della manovra che vale circa 30 miliardi preveda fondi limitati per il taglio del cuneo fiscale e quasi nulla per interventi che stimolino la crescita.

Ma è la stessa struttura dei redditi dichiarati dai contribuenti italiani che lascia poco spazio a manovre espansive. Il 49,29 % degli italiani non dichiara alcun reddito. Com’è noto i soggetti che dichiarano redditi da 35.000 euro in su sono poco più di 5 milioni pari al 12,28% dei contribuenti e pagano ben il 57,88 %.

E a partire da questa fascia di reddito dichiarato ci sono i dirigenti, in attività e in pensione, ovvero lavoratori qualificati che hanno sempre fatto il loro dovere di contribuenti, ma sui quali si accanisce regolarmente una campagna mediatica che li dipinge come dei privilegiati e sui quali si concentrano sempre interventi legislativi di riduzione del reddito.

E’ il caso delle pensioni di importo medio alto, con il mancato adeguamento all’inflazione e il cosiddetto contributo di solidarietà per i prossimi 5 anni, come abbiamo visto nella  precedente legge di bilancio per i redditi da pensione a partire da 100.000 euro.

Fra i provvedimenti più penalizzanti per la nostra categoria  vi è la tassazione delle macchine aziendali e l’annunciata revisione dell’attuale sistema di deduzioni e detrazioni fiscali, gran parte delle quali indirizzate a spese relative alla salute e al welfare. Ancora una volta la misura discrimina fra i contribuenti, coinvolgendo solo quelli che guadagnano da 120 mila euro in su. Per loro, dalla dichiarazione dei redditi 2021, tutte le detrazioni fiscali al 19% (con eccezione di quelle relative ai mutui sulla prima casa) saranno progressivamente ridotte, fino a scomparire del tutto per chi dichiara oltre 240 mila euro di redditi annui.

Una strada, va detto con chiarezza, che apre scenari preoccupanti tenendo conto che l’unico parametro praticabile resta sempre quello dei redditi dichiarati, mentre l’enorme area di chi evade o elude il fisco rimane fuori da tali restrizioni.

E’ evidente che la nostra classe dirigente non può restare inerte di fronte a tali vessazioni, dobbiamo far sentire la nostra voce e intraprendere un’incisiva operazione nelle aule parlamentari, per porre fine a questo stillicidio e a un ulteriore ingiusto inasprimento della tassazione a carico dei redditi medio alti, già fortemente tartassati.

L’obiettivo che FIDIA intende portare avanti, in collaborazione con tutte le federazioni aderenti a CIDA, è di intervenire sui progetti di riforma: rivedere l’IRPEF, secondo una curva progressiva, ma più bilanciata; ridurre la tassazione delle imprese in ragione dell’occupazione; ampliare il campo di applicazione delle agevolazioni fiscali; operare semplificazioni e riduzioni mirate di imposte, evitando di introdurre ulteriori complessità e provvedimenti temporanei in un ordinamento fiscale già troppo complesso e stratificato.

Per poter essere sempre più presenti ed incisivi nei dibattiti che contano, sui tavoli istituzionali, nelle audizioni col governo o nelle aule parlamentari, occorre aumentare la nostra rappresentatività, incrementando il numero dei dirigenti in servizio e in quiescenza iscritti alle nostre Associazioni Territoriali.

Sta per avere inizio la campagna di adesione alle nostre Associazioni per l’anno 2020 e il mio auspicio è che aumenti il numero degli iscritti, anche a testimonianza dell’apprezzamento del lavoro svolto da tutti coloro che volontariamente dedicano il proprio tempo a favore della nostra categoria.

E’ solo grazie ai contributi degli iscritti che possiamo finanziare le nostre attività di assistenza ai dirigenti, organizzare incontri specifici del nostro settore, attivare ricorsi giudiziali in difesa dei loro diritti, come già nel recente passato presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, o, come in questi giorni, presso i tribunali di Milano e Genova per veder riconosciuta l’incostituzionalità della legge di bilancio 2018, che ha penalizzato le pensioni oltre i 100mila euro, escludendo altresì l’applicazione della perequazione a partire da 1.523 euro mensili.

A questo riguardo vi informo con piacere che la Corte dei Conti, sezione giurisdizionale per il Friuli Venezia Giulia, nel ricorso presentato da ex dirigenti del pubblico, col patrocinio dell’avv. Massimo Luciani, ha ravvisato dubbi di costituzionalità della legge di bilancio 2018, come da noi sempre sostenuto.

FIDIA e tutte le Federazioni aderenti a CIDA  sono anch’esse parti attive con l’avv. Massimo Luciani, che ha depositato tre ricorsi, due al tribunale di Milano e uno al tribunale di Genova, per i dirigenti del privato, uno dei quali a favore di un iscritto di una nostra Associazione. Nei prossimi mesi sarà mia cura darvi conto di ogni sviluppo.

S’intende che tutte queste iniziative sono riservate ai nostri associati e, nostro malgrado, non possiamo occuparci dei dirigenti iscritti ad altre sigle sindacali non aderenti a FIDIA.

 

Concludo con l’auspicio che saremo sempre più numerosi e conto di potervi annoverare fra gli iscritti delle nostre Associazioni anche per il 2020.

Con i miei più cari saluti, vi giungano i migliori auguri di buon anno.

 

Gianfranco Bennati

Presidente FIDIA