SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE A RISCHIO

Tasso di invecchiamento della popolazione su, quello della natalità giù. Questa la tendenza che da qualche anno a questa parte caratterizza il nostro Paese e che sta spingendo verso l’alto la crescita della spesa sanitaria pubblica. Peccato che negli ultimi 10 anni abbiamo assistito a una consistente riduzione del finanziamento pubblico, che è aumentato durante la fase Covid, per poi tornare a viaggiare intorno al 6,4% del Pil, quando Paesi come Francia e Germania investono rispettivamente l’ 11, 5 e 11,3% del Pil. E’ vero, si tratta di due Paesi che hanno sistemi sanitari basati sull’assicurazione sociale, ma anche in una nazione come la Gran Bretagna, con un sistema sanitario simile al nostro, l’investimento in sanità pubblica viaggia attorno all’8% del Pil, quasi due punti percentuali più del nostro. 

Bassi investimenti in salute

La motivazione dei  bassi investimenti nazionali in sanità va cercata nelle decisioni che i vari governi hanno preso su come utilizzare le risorse disponibili. L’Osservatorio consumi sanità privata (Ocps) della SDA Bocconi di Milano, ha analizzato l’andamento della spesa per le prestazioni sociali (pensioni) e per la sanità pubblica degli ultimi anni. Dal confronto si nota che a partire del biennio 2011 – 2012 la spesa pensionistica italiana ha superato di gran lunga quella sanitaria.
Questo trend è poi proseguito nel tempo, tanto che nel 2022 la previdenza ha assorbito circa la metà della spesa totale (il 48,4% per un ammontare di 297,4 miliardi), aumentando dell’8,2% rispetto al 2019. Mentre la sanità ha rappresentato il 21,8% del totale per un totale di 134 miliardi, aumentando del 15,9% in tre anni. E non sembra che in futuro sia prevista un’inversione di rotta, come conferma anche il Documento di Economia e Finanza per il 2023 da poco approvato, che prevede per il 2025 una spesa sanitaria leggermente superiore del 6% del Pil (nel 2010 era circa al 7%). Percentuale decisamente bassa. Per agganciare la media Ue servirebbero almeno 20 miliardi l’anno (tra il punto e il punto e mezzo di Pil) ma, come sempre, bisogna fare i conti con le risorse disponibili che vanno usate al meglio.

Più chiarezza

Per gli esperti della Bocconi questo significa progettare un sistema sanitario ibrido frutto di un disegno mirato a garantire l’efficienza e la maggiore equità possibile, evitando invece che tale onere di integrazione resti, come avviene ora, sulle spalle dei singoli cittadini (a oggi il 40% delle visite specialistiche sono finanziate privatamente). 

Una migliore integrazione tra sistema sanitario pubblico e privato richiede a entrambe le parti più chiarezza. Se infatti l’obiettivo è realizzare un sistema sanitario basato su un’integrazione tra la componente privata e quella pubblica davvero efficace, si richiedono profondi cambiamenti di prospettiva da parte di tutti gli attori e un rispettivo sforzo di trasparenza. 

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