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Per Luciano Floridi, filosofo di fama internazionale, l’umanità è pronta ad affrontare la sfida dell’Intelligenza Artificiale (AI), ma essere convinti che farà tutto l’AI è un grosso errore. Secondo Floridi, infatti, l’avanzamento dell’AI non diminuisce, ma anzi aumenta la richiesta di intelligenza umana e di soft skill. Questo perché l’AI ha la capacità di produrre contenuti e strategie aziendali interessanti, ma questa produttività artificiale pone un’enfasi crescente sulla richiesta di intelligenza, interpretazione e comprensione umane.
È l’essere umano che deve dare senso e significato ai processi automatizzati, decidendo quali domande porre al modello, quali risposte sono corrette e come applicarle.
L’AI, in sostanza, può replicare, ma è l’uomo che conferisce un messaggio originale.
Saper dare un senso alle cose è la chiave della crescita
La capacità di dare senso e significato alle cose è la chiave per le aziende che vogliono eccellere nell’era dell’AI. Per questo motivo, secondo il filosofo le organizzazioni, oggi più che mai, dovrebbero investire in “capitale semantico“. Anche perché nel prossimo futuro il valore delle imprese sarà sempre più legato all’intangibile, tendenza che l’AI ha accelerato, conferendo all’intelligenza umana un ruolo cruciale.
Una nuova cultura aziendale
Per accogliere l’AI e gestirla in modo efficace Floridi suggerisce una vera ristrutturazione della cultura aziendale, non una semplice integrazione. In questa direzione un management strategico, con una visione chiara, sarà fondamentale per essere in grado di guidare l’innovazione anziché subirla.